Giustizia, politica e mal di pancia

mag
2013
20

scritto da on Home

6 commenti

Nel confronto di idee di ogni giorno, avverto ultimamente un disagio sempre più acuto, e questo mi mette in crisi … non riesco a capire se sono io che non capisco, oppure se più semplicemente non vivo nel posto giusto. D’altra parte ho origini protestanti, e questo magari ha il suo peso, anche se sono nato e cresciuto in ambiente cattolico. Ad esempio, una delle questioni che più mi affligge in questo periodo è questa: se hai deciso di aderire ad un’idea, a un progetto, a un partito o a una ideologia, devi poi accettare tutto o quasi quel che ne deriva, devi combattere i nemici, devi credere a quel che ti viene detto dai dirigenti della tua parte, devi aver deciso un giorno e non mettere più in discussione le cose, oppure nonostante l’adesione le libertà di giudizio, di critica, di dissenso devono essere sempre considerati beni irrinunciabili? E non è giusto assumere di non avere nemici, ma solo persone con cui confrontarti? (Veramente qualche nemico è inevitabile. I miei sono tutti quelli che prendono uno stipendio per rompere le balle a coloro che dovrebbero aiutare, come ad esempio le legioni di burocrati che si incontrano dappertutto, ma questa è un’altra storia, che racconterò prima o poi).  Non sto parlando di come esprimere il dissenso. Anche su questo del resto mi sento in posizione minoritaria. Perché, per esempio nel lavoro, ma non solo, soprattutto nei momenti in cui sono più coinvolto nella gestione, discuto nelle sedi competenti, e se le mie posizioni sono minoritarie e credo di dover criticare certe scelte allora penso di doverlo fare in maniera discreta, solo a chi di dovere, perché per me non ha senso criticare continuamente e pubblicamente il sistema decisionale di cui ci si sente parte. E questo in politica dovrebbe essere ancor più chiaro, ecco perché Renzi proprio non riesco a farmelo piacere -se sei dentro combatti all’interno, non fai campagna elettorale all’esterno-.

Mi reputo una persona di sinistra, sia pure in posizioni molto liberali. Sarei un liberal negli Stati Uniti, sarei laburista in Inghilterra, ho qualche mal di pancia per Hollande, ma sarei dalla sua parte, penso, in Francia. In Italia è un casino, ma non ho avuto nessun dubbio su chi votare, e l’ultima volta mi sono persino dato da fare per convincere i dubbiosi …

Però ci sono certe cose che non sopporto, proprio non le reggo. Ad esempio, perché i giudici vanno sempre e comunque difesi, quando sembrano prendere decisioni contro qualcuno che non ci piace? Perché tutti dalla mia parte strillano, in occasioni ben precise, contro gli attentati all’indipendenza della magistratura? Perché i giudici non possono sbagliare? E non intendo errori tecnici, intendo che sbagliano perché fanno scorrettamente il loro mestiere. Ingroia si è mostrato una persona indipendente? A nessuno viene il dubbio che una persona così politicizzata faccia del male alla magistratura, e sia da criticare pesantemente e pubblicamente? Come faccio a credere che uno come lui sia imparziale, terzo, sereno nei suoi giudizi?

Sono di quelli che pensa che Berlusconi sia una sciagura per il paese. Sono dei pochi (temo) che è convinto che in un paese davvero civile, come politico non dovrebbe neppure esistere. Spazzato via alla prima delle infinite cose grottesche che ha fatto e continua  a fare, perché è ignorante, volgare, sprezzante delle leggi del convivere civile. Ma mi spiace, amici della sinistra, non posso essere con voi a sostenere a gran voce che la procura di Milano fa il suo dovere in maniera serena e indipendente. La Procura di Milano fa politica, eccome, e lo fa in maniera impropria e pericolosa. Il processo Ruby è un pretesto, la penso esattamente come Marina Berlusconi. Il giorno dopo che è apparsa sui giornali la faccenda Ruby lui sarebbe dovuto sparire nella vergogna; il Paese, non la magistratura, avrebbe dovuto pretendere questo, e non a causa di un presunto atto sessuale, ma per la schifezza di un intervento d’autorità improprio, stupido, arrogante, maldestro, da personaggio di potere mafioso. Se questo paese non lo pretende,  allora diventano  i giudici quelli deputati a eliminarlo a tutti i costi? Ho sentito un signore (in palese malafede) dire in TV che non è così strano che abbia subito così tanti processi, perché in fondo è una persona esposta e potente. Caro signore, SB è l’unica persona esposta e potente in Italia? Davvero mi volete fare credere che se una banda di giudici decidesse di cominciare a mettere sotto processo una famiglia come gli Agnelli non troverebbe nulla? Per favore!

E per non rimanere indietro, in fondo il tema è lo stesso, vogliamo parlare dell’ineleggibilità? Di una persona eletta già non so quante volte? Che pena e tristezza. Siamo in democrazia, e c’è una parte che vuole far fuori per legge  il leader dell’altra parte perché non è in grado di farlo politicamente. Dobbiamo accorgerci ora che era ineleggibile? Mi sembra una concezione di guerra, e con uso di armi non ammesse! Certo,  è molto più difficile buttarlo fuori dalla vita pubblica per le vie giuste, perché occorre lavorare, lavorare, lavorare per far maturare un Paese che vota un signore che usa il Parlamento per sistemare qualche giovane amica, o che non manda casa con sberleffi un capo di un partito che ha avuto bisogno della magistratura per scoprire che il suo tesoriere aveva fatto sparire trenta milioni di Euro.  Certo, cara sinistra è più facile  fare la guerra  a SB (per interposta persona), senza tra l’altro rendersi conto che questo ha come risultato, come in ogni guerra, di compattare quelli dell’altra parte che comunque, magari  detestandolo, lo hanno comunque votato.

PS Che alluvioni di parole, di male parole, sarebbero arrivate sulla testa di un giudice non della “nostra” parte che parlando di una persona di origine araba parla di furbizia tipica della loro gente? Però se lo dice la Bocassini, tutti zitti…

 

6 comments on “Giustizia, politica e mal di pancia

  1. Simone on said:

    Guarda, pur votando a sinistra (più a sinistra del PD) non sono ancora certo di essere di sinistra. Ma credo che un capo del governo che faccia pressioni indebite su un pubblico ufficiale per ottenere piaceri debba comunque essere perseguito penalmente. Il discorso dell’etica è diverso, ma lo stile non si prescrive per legge.
    Mi convince meno il paragone con gli altri potenti: sapere che tutti sono delinquenti – ammesso che sia così – non depenalizza i reati.

    Per quanto riguarda i primi capoversi, a me sembra evidente che Renzi stia cercando di prendere il potere con ogni mezzo. È come quei militari che diventano uomini politici rovesciando i presidenti eletti: dall’interno non ce la farebbero mai, quindi prendono la scorciatoia e vanno all’attacco dall’esterno. Certo Renzi non usa l’esercito, ma sta nettamente puntando a chiudere il PD attuale per aprirne uno a sua immagine e somiglianza. Io vedo l’ombra dell’ennesimo salvatore della patria, destinato a costruire un partito personale senza futuro.

  2. admin on said:

    Di Renzi non mi importa nulla. La tua risposta e’ corretta, ma solo formalmente. Sai benissimo che la Bocassini ha spinto tutto sul reato di prostituzione, anche se poi credo che la richiesta sia piu’ per quanto riguarda l’altra parte. Credo doversti anche sapere che NESSUNO, in questo paese, si salverebbe dall’essere inquisito se qualcuno se lo mettesse in testa, nemmeno tu ed io, che non gestiamo nessun potere. Non ho citato un esempio, uno dei tanti, che mi sembra mostruosissimo. La Ilva di taranto. Tutto bloccato, un miliardo di merci, il rischio di una citta’ in ginocchio. Io dico. NON so se i giudici che hanno preso questi provvedimenti stiano facendo una cosa corretta. Pero’ se la risposta e’ no, sono dei pazzi, se la risposta e’ si’, vorrei sapere dove era la giustizia fino a qualche mese fa! L’Ilva non e’ da ieri li’, mi pare. La giustizia e’ un affare grottesco. Abbiamo un sistema in cui un giudice puo’ decidere svegliandosi una mattina di perseguire la Juventus per anni, con la scusa dell’obbligatorieta’ di procedere di fronte al reato… Ora perseguire la Juventus mi sembra meritorio dal punto di vista dello sport, ma che c’entra la giustizia?

    • Simone on said:

      Eh, non ti seguo tanto. Ovviamente non bisogna confondere la giustizia come concetto filosofico con l’azione penale. D’altronde, esistono nazioni dove il potere giudiziario è sottomesso a quello politico, e altri dove buona parte delle persone che amministrano la giustizia è eletta direttamente dai cittadini. Sono tutti modelli perfettibili.

      Anche tralasciando i fenomeni di corruzione e i tentativi di bloccare l’azione giudiziaria quando sia sgradita, le leggi cambiano in base alla sensibilità sociale. Cinquant’anni fa nessuno si preoccupava di sversare liquami cancerogeni nel terreno, anche perché talvolta non erano conosciuti gli effetti. M

      • admin on said:

        La pianto qui, proponendo, cercando di farlo succedere, di organizzare una seconda parte di discussione di fronte a una birra o a un the’. Credo, temo che tu non sia d’accordo sul mio pensiero di fondo. Eppure sono convinto che quel che ho detto abbia un senso e sia palesemente vero. Ottimo il tuo discorso su cinquant’anni fa, perche’ per me porta acqua al mio mulino. Delle cose troppo spesso la magistratura se ne accorge con anni di ritardo, impegnata troppo spesso in processi assurdi, costosi, e che troppo spesso si concludono con un nulla di fatto

        • Simone on said:

          Secondo me, il sistema giudiziario è inefficiente perché non c’è mai stato il desiderio di renderlo davvero efficiente. Quasi settant’anni di storia repubblicana sarebbero stati ben diversi, se la giustizia fosse stata efficiente, non trovi?

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