Trasparenza

apr
2013
26

scritto da on Home

1 commento

Detesto cordialmente tutto quello che diventa moda, obbligo morale, slogan e regola di comportamento, soprattutto nel lavoro e in politica. In questo periodo ce l’ho con la trasparenza. C’è chi in nome della trasparenza chiede al Senato Accademico di spiegare i criteri di attribuzione degli spazi ai dipartimenti, chi costringe a fissare regole certosine da utilizzare in un concorso, c’è infine chi fa una bandiera del fatto che tutte le discussioni della sua parte  devono essere e saranno pubbliche (salvo poi, che coincidenza!, scoprire che la diretta per motivi tecnici sul più bello si interrompe).

Stamattina stavo facendo lezione e su questa questione mi è venuta come una folgorazione. Stavo spiegando che cosa sono gli equilibri correlati. Non mi metto qui a descrivere questa idea (straordinaria!), ma il punto essenziale di questo concetto è che in certi giochi i giocatori possono inventare un meccanismo per ottenere socialmente di più, mantenendo la regola inviolabile che eventuali accordi tra loro non sono vincolanti, nel senso che non esiste un’autorità che può imporre il loro rispetto (il dittatore di Hobbes, dal punto di vista filosofico). Ebbene questo meccanismo si basa sul fatto che i giocatori hanno una conoscenza solo limitata delle informazioni: viene proposto a ciascuno quel che deve fare, senza dirgli quel che viene detto agli altri. Il meccanismo può essere reso automatico, nel senso che non c’è bisogno che ci sia un ente superiore che dice che cosa bisogna fare. Basta che i giocatori impostino un computer e demandino a lui … Il risultato è che possono ottenere, in maniera cosciente e razionale, più di quello che otterrebbero condividendo tutte HGH le informazioni.

Insomma un’ informazione parziale per avere un vantaggio per tutti!

Si dirà che questo è teoria. Vero. Si dirà pure che troppi decisori nel chiuso delle loro stanze hanno fatto grandi porcherie. Verissimo. Ma è anche vero che:

  • L’esperienza mostra che fissare criteri prima di un concorso come fossero la lista della spesa porta a risultati grotteschi, e poi se chi fissa i criteri ha interessi personali, ovviamente bara sui criteri (soluzione? Semplice. Rendere non premiante l’assunzione di una persona inadeguata. Si chiama controllo a posteriori. E magari non funziona in un caso singolo, ma se un dipartimento in un tot numero di anni assume solo deficienti si vede eccome, e gli si tagliano i fondi!)
  • La trasparenza a tutti i costi uccide il senso di responsabilità. Questo è il risultato perché questo è l’algoritmo utilizzato. Ma per fare una graduatoria degli studenti del dottorato, o per dare un posto in un concorso in cui i candidati non possono essere troppi,  ho davvero bisogno di un algoritmo? Esiste una valutazione data dall’esperienza, oppure no? Posso prendermi la responsabilità di decidere quali delle persone che fanno domanda sembrano le più adatte?

In conclusione. Ben vengano le lotte per rendere le decisioni che riguardano molte persone più comprensibili, ci mancherebbe. Veniamo da un periodo in cui le cose venivano fatte, spesso male, troppo nel segreto e senza spiegazioni. Ma la necessità di trasparenza a tutti i costi rivela una grave perdita di prestigio delle istituzioni, siano politiche, o comitati e simili. E diventa un’arma terribile in mano a persone che trasparenti non lo sono e non lo sono mai state.

One comment on “Trasparenza

  1. Simone on said:

    Non sono un esperto di teoria dei giochi, e anzi ho sempre odiato i giochi di strategia. Però sono riflessioni che condivido ampiamente. Questa smania di trasparenza uccide la responsabilità. Ormai tutti devono vedere e giudicare tutto, e più che onestà intellettuale sembra paura di prendere una decisione.

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