34 anni fa

apr
2013
23

scritto da on Home

4 commenti

Il 23 Aprile di trentaquattro anni fa era un lunedì, e a mezzogiorno circa la Cristina è volata in cielo, dove quelli che l’hanno amata speravano, o erano certi, che l’aspettasse la sua mamma. Era da quattordici anni che ci conoscevamo, precisamente dall’inizio della prima liceo: lei faceva parte di un gruppetto di ragazze che confluiva nella mia classe, essendo la loro stata smembrata. Ma, come a volte succede, anche nella nostra si sono formati gruppetti che poi tendono a rimanere separati, e noi eravamo finiti in due differenti, per cui praticamente non ci siamo parlati davvero fino a metà della terza liceo, quattro mesi prima della maturità. In effetti, è stata la sua amica Gianna, con cui avevo maggiore confidenza, a raccontarmi quanto fosse giù per la morte della mamma, avvenuta il settembre precedente. Così Cristina è venuta qualche volta a studiare a casa mia e insomma succede quel che a volte succede tra compagni di scuola:,  facciamo coppia ( smettiamo di studiare assieme). Non voglio oggi raccontare la nostra storia, che comunque racconterei solo a qualcuno con cui mi sento davvero di farlo. Voglio solo dire che nel dicembre del 1973 ci siamo sposati. E poi abbiamo cominciato a  convivere davvero seriamente alla fine del 1975, di ritorno da un famigerato soggiorno passato in divisa a Bologna. La sola cosa che voglio ricordare di quei tre anni e mezzo dalla fine del 1975 al 23 Aprile del 1979 è che, forse un po’ curiosamente, sono stati i più belli: per me molto meglio il matrimonio del fidanzamento. Poi la sua malattia, e il suo ultimo periodo, precisamente dal 10 Marzo al 23 Aprile. E’ a quello che penso spesso. Perché, lo ricordo bene, domande senza risposta mi affollavano la mente: la più ovvia, perché lei e non io? E’ difficile accettare che la vita ci  dica in maniera così brutale che a volte non conta come ti sei comportato, quel che hai fatto, l’impegno che ci hai messo, per ottenere un premio, o almeno una grazia. Insomma, ho passato un (breve) periodo in cui la mia vita non aveva più un senso. Poi, per fortuna rapidamente, mi sono reso conto che sarei sopravvissuto. Per fortuna perché sono stato più sereno gli ultimi tempi, abbiamo passato bene gli ultimi periodi assieme. Lei non era né triste né disperata, non potevo esserlo nemmeno io.

Una volta che ho capito che sarei sopravvissuto, ho anche capito che avrei voluto farlo bene. E così ho cercato di fare. Rispetto chi fa scelte radicali, chi pensa che ci sia una sola persona nella nostra vita, ma per me è stato sempre diverso, e rivolere una vita simile a quella fatta con lei mi sembrava il più bell’omaggio che le potessi fare.

Rimaneva la domanda. Ma che senso hanno le nostre vite? Che senso ha avuto la sua? Che cosa mi sarebbe rimasto?

Oggi posso rispondere, perché so che lei è ancora con me. Credo non passi giorno che non ci pensi, ci penso con tenerezza, con serenità, con affetto. So, sento che qualcosa di lei è passata anche ai miei figli, so che la nostra vita assieme è stata breve ma preziosa, so che stare insieme 11 anni, anche nei momenti più difficili, e ce ne sono stati, non è stato un’esperienza vana. Forse è retorica, ma una parte di lei è davvero rimasta con me, e mi accompagnerà per sempre

4 comments on “34 anni fa

  1. stravagaria on said:

    Difficile lasciare un commento. Quello che vorrei scrivere è inadatto ad un blog…

  2. Simone on said:

    Quando ho letto questo post, sono rimasto impressionato. Ovviamente non ci sono parole da aggiungere; quello che mi ha colpito è stata la sorpresa. Voglio dire che, spesso, diamo per scontato che la vita delle persone sia sempre stata serena, piacevole, divertente. Quando pensiamo ai nostri (ex) professori non li vediamo come persone dotate di una vita esterna ai nostri ricordi “scolastici”.
    E invece ci rendiamo conto che nessuno è solamente il ruolo che ha ricoperto per noi.

  3. polimena on said:

    Grazie per aver condiviso questo doloroso pezzo della tua vita. I grandi dolori ci insegnano sempre qualcosa, purtroppo, e lo impariamo a nostre spese. Ma in fondo, nonostante tutto, la vita è sempre degna di essere vissuta.

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