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	<title>Commenti a: Una settimana a Bruxelles, a lavorare per la UE</title>
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		<title>Di: Roberto</title>
		<link>https://www.robertolucchetti.com/?p=1124#comment-103</link>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2014 11:16:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Buongiorno, io sono andato sul sito del MIUR, come universitario, e ho dato la disponibilita&#039; come valutatore. Dopo di che sono stato contattato da loro e ho sempre risposto alle loro mail. E&#039; cosi&#039; che sono stato preso. Che cosa serve per farlo e&#039; abbastanza difficile dirlo. Quel che le posso dire che e&#039; importante, almeno la prima volta, leggere bene tutti i documenti che le mandano per impostare correttamente i lavori.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno, io sono andato sul sito del MIUR, come universitario, e ho dato la disponibilita&#8217; come valutatore. Dopo di che sono stato contattato da loro e ho sempre risposto alle loro mail. E&#8217; cosi&#8217; che sono stato preso. Che cosa serve per farlo e&#8217; abbastanza difficile dirlo. Quel che le posso dire che e&#8217; importante, almeno la prima volta, leggere bene tutti i documenti che le mandano per impostare correttamente i lavori.</p>
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		<title>Di: marco santarelli</title>
		<link>https://www.robertolucchetti.com/?p=1124#comment-102</link>
		<dc:creator><![CDATA[marco santarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2014 19:55:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Salve, ho letto con interesse il suo blog.
Adesso, visto che alcuni funzionari a bruxelles, data le mie skills scientifiche,  pubblicazioni e coordinamento di un polo univesitario, mi hanno offerto questo mestiere, vorrei capire prima di partire per bruxelles e capire meglio, cosa serve per farlo, a chi bisogna mandare la candidatura e come viene gestito questo lavoro. Ovvero tempi, modi, soldi, etc etc.

Loro mi hanno detto, ma nulla in particolar.

Mi può aiutare?

Marco Santarelli 

Expert in Network Analysis and Intelligent Adaptive Systems
Science and Development Manager 
Research Programme Network Analysis Uni.Ch

Web: www.marcosantarelli.it
Twitter:https://mobile.twitter.com/#!/Prof_Santarelli
Facebook: https://it-it.facebook.com/marco.santarelli.staff/res on network

Mail: info@marcosantarelli.it]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve, ho letto con interesse il suo blog.<br />
Adesso, visto che alcuni funzionari a bruxelles, data le mie skills scientifiche,  pubblicazioni e coordinamento di un polo univesitario, mi hanno offerto questo mestiere, vorrei capire prima di partire per bruxelles e capire meglio, cosa serve per farlo, a chi bisogna mandare la candidatura e come viene gestito questo lavoro. Ovvero tempi, modi, soldi, etc etc.</p>
<p>Loro mi hanno detto, ma nulla in particolar.</p>
<p>Mi può aiutare?</p>
<p>Marco Santarelli </p>
<p>Expert in Network Analysis and Intelligent Adaptive Systems<br />
Science and Development Manager<br />
Research Programme Network Analysis Uni.Ch</p>
<p>Web: www.marcosantarelli.it<br />
Twitter:https://mobile.twitter.com/#!/Prof_Santarelli<br />
Facebook: https://it-it.facebook.com/marco.santarelli.staff/res on network</p>
<p>Mail: info@marcosantarelli.it</p>
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		<title>Di: Simone</title>
		<link>https://www.robertolucchetti.com/?p=1124#comment-96</link>
		<dc:creator><![CDATA[Simone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2013 11:01:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Penso che io sarei uscito di senno, se avessi dovuto fare questo lavoro. Detto questo, avrei qualche considerazione. Innanzitutto, mi sembra che la tempistica sia folle: come si può decidere la sorte di un progetto di ricerca in una settimana? Capisco che i lunghi mesi che le procedure italiane consentono possano risultare snervanti ed eccessivi, ma anche l&#039;eccesso opposto e pericoloso.
E poi mi sembra evidente che la competizione abbia raggiunto livelli parossistici. D&#039;accordo, si tratta di finanziamenti europei che non dovrebbero essere - come purtroppo accade ormai in Italia - l&#039;unica chance di fare ricerca senza chiedere la carità. Ma la pretesa di anticipare dettagliatamente gli obiettivi parziali e forse anche quelli finali è una deformazione da affarista più che da scienziato. Tipicamente uno scienziato puro (quelli che lavorano per le industrie farmaceutiche, ad esempio, sanno che devono arricchire il datore di lavoro, e non possono rincorrere le chimere) capisce che una ricerca potrebbe dare frutti, ma non  sa esattamente quali teoremi dimostrerà nei primi sei mesi di lavoro, e non sa neppure se il progetto prenderà direzioni inaspettate e forse ancora più proficue. 
Ecco, dopo anni di forse eccessiva leggerezza nel finanziamento a pioggia della ricerca accademica, ci ritroviamo in piena mentalità da Wall Street: le istituzioni ci vorrebbero tutti manager, oggettivamente responsabili per non aver previsto che una congettura fosse sbagliata. 
Adesso non voglio sicuramente fare l&#039;italiano svagato che butta i soldi pubblici dalla finestra; però il clima di derisione con cui certi argomenti di ricerca vengono dati in pasto all&#039;opinione pubblica è per me un segnale di degenerazione del sistema cosiddetto meritocratico. 
Un&#039;ultima considerazione: negli anni più recenti si è diffusa la tendenza a presentare progetti &quot;piccoli&quot;, ritagliati addosso a pochi ricercatori e ad un progetto circoscritto. Io non so se sia sempre il modo migliore per finanziare la ricerca. Forse preferivo i grandi progetti di dieci anni fa, in cui c&#039;era spazio per i più giovani e per i problemi apparentemente meno ambiziosi e suggestivi, ma necessari per ottenere risultati migliori alla fine.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Penso che io sarei uscito di senno, se avessi dovuto fare questo lavoro. Detto questo, avrei qualche considerazione. Innanzitutto, mi sembra che la tempistica sia folle: come si può decidere la sorte di un progetto di ricerca in una settimana? Capisco che i lunghi mesi che le procedure italiane consentono possano risultare snervanti ed eccessivi, ma anche l&#8217;eccesso opposto e pericoloso.<br />
E poi mi sembra evidente che la competizione abbia raggiunto livelli parossistici. D&#8217;accordo, si tratta di finanziamenti europei che non dovrebbero essere &#8211; come purtroppo accade ormai in Italia &#8211; l&#8217;unica chance di fare ricerca senza chiedere la carità. Ma la pretesa di anticipare dettagliatamente gli obiettivi parziali e forse anche quelli finali è una deformazione da affarista più che da scienziato. Tipicamente uno scienziato puro (quelli che lavorano per le industrie farmaceutiche, ad esempio, sanno che devono arricchire il datore di lavoro, e non possono rincorrere le chimere) capisce che una ricerca potrebbe dare frutti, ma non  sa esattamente quali teoremi dimostrerà nei primi sei mesi di lavoro, e non sa neppure se il progetto prenderà direzioni inaspettate e forse ancora più proficue.<br />
Ecco, dopo anni di forse eccessiva leggerezza nel finanziamento a pioggia della ricerca accademica, ci ritroviamo in piena mentalità da Wall Street: le istituzioni ci vorrebbero tutti manager, oggettivamente responsabili per non aver previsto che una congettura fosse sbagliata.<br />
Adesso non voglio sicuramente fare l&#8217;italiano svagato che butta i soldi pubblici dalla finestra; però il clima di derisione con cui certi argomenti di ricerca vengono dati in pasto all&#8217;opinione pubblica è per me un segnale di degenerazione del sistema cosiddetto meritocratico.<br />
Un&#8217;ultima considerazione: negli anni più recenti si è diffusa la tendenza a presentare progetti &#8220;piccoli&#8221;, ritagliati addosso a pochi ricercatori e ad un progetto circoscritto. Io non so se sia sempre il modo migliore per finanziare la ricerca. Forse preferivo i grandi progetti di dieci anni fa, in cui c&#8217;era spazio per i più giovani e per i problemi apparentemente meno ambiziosi e suggestivi, ma necessari per ottenere risultati migliori alla fine.</p>
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